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Il mercato europeo cresce del 5,3%. Per chi c'era già, dello 0,7%.

Da gennaio ad agosto l'UE immatricola 378.415 auto in più. Quattro gruppi cinesi se ne prendono il 72%. Per quasi tutti gli altri il mercato è fermo.

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Chi si è preso le 378.415 auto in più

Quattro gruppi cinesi+271.041+109% sulla propria base
Tesla+56.493+66% sulla propria base
Tutti gli altri+50.881+0,7% sulla propria base
UE, gennaio-agosto 2026 contro 2025. La lunghezza della barra è la crescita del mercato; ogni riga dice quanto è cresciuta quella parte sul proprio volume. Gruppi cinesi: BYD, Chery, SAIC, Leapmotor. Geely resta fuori perché il gruppo comprende Volvo Cars e Polestar. Dati provvisori. (ACEA, 24 settembre 2026; le quote sono un calcolo nostro)

Da gennaio ad agosto 2026 nell'Unione europea sono state immatricolate 7.546.397 auto nuove, il 5,3% in più dello stesso periodo del 2025 (ACEA, 24 settembre 2026). È il numero che entrerà nei piani dei prossimi mesi. Ed è il numero sbagliato per quasi tutti quelli che li scriveranno.

Le auto in più sono 378.415. Quattro gruppi cinesi, BYD, Chery, SAIC e Leapmotor, ne hanno immatricolate 271.041 in più. Tesla altre 56.493, il 66% in più dell'anno prima. Tutti gli altri costruttori messi insieme, da Volkswagen a Suzuki, hanno aggiunto 50.881 auto su una base di quasi sette milioni: lo 0,7%.

Se tenete un mandato, finanziate un gruppo di concessionarie o state pensando di comprarne uno, il mercato che conta non è quello che cresce del 5,3%. È quello dei marchi che avete in portafoglio, e per la maggior parte di loro quest'anno non è cresciuto.

La crescita del 2026 ha un proprietario

BYD passa da 67.586 a 177.752 immatricolazioni, più 163%. Chery, che in Europa vende anche come Omoda e Jaecoo, da 33.146 a 116.318. Leapmotor da 11.865 a 62.508. SAIC, cioè soprattutto MG, da 136.647 a 163.707. Insieme i quattro gruppi crescono del 109% e passano dal 3,5% al 6,9% del mercato europeo. In dodici mesi la loro quota è raddoppiata.

Il conto va detto per come è fatto, perché in due punti si poteva fare diverso.

Non contiene Geely. ACEA mette nello stesso gruppo Volvo Cars e Polestar insieme a Lynk & Co e Zeekr, e chiamare cinese tutta quella riga sarebbe una forzatura. Contandola, la parte cinese della crescita salirebbe oltre il 75%.

Contiene invece Leapmotor, che in Europa vende attraverso Leapmotor International, una società controllata al 51% da Stellantis. È un dettaglio che conta, e ci torniamo sotto. Togliendola, ai tre gruppi restanti rimane comunque il 58% della crescita del mercato.

In nessuna delle due versioni la conclusione cambia. Il mercato europeo cresce, e cresce quasi tutto da una parte.

Otto gruppi perdono auto in un mercato che ne guadagna

La media nasconde il dato più scomodo. In un mercato che guadagna 378.415 auto, otto dei venti gruppi che ACEA elenca ne perdono: Renault, Hyundai, Toyota, Ford, Nissan, Suzuki, Jaguar Land Rover e Mitsubishi. In tutto sono 112.647 immatricolazioni in meno. Dacia scende del 9,8%, il marchio Hyundai del 12,7%, Ford del 17,7%, Mitsubishi del 39,1%.

Anche chi cresce, fra i costruttori storici, cresce poco o in un punto solo. Il gruppo Volkswagen aggiunge l'1,3%, e dentro quel numero il marchio Volkswagen scende del 2,9% mentre Skoda sale del 9,1%. Stellantis fa meglio della media, più 5,2% e 59.322 auto in più, ma il guadagno ha quasi tutto un nome: Fiat, che da sola ne aggiunge 53.980. Tolta Fiat, il resto del gruppo cresce di 5.342 auto in otto mesi.

Stellantis è anche l'unico costruttore storico che ha un piede dentro la crescita cinese. Con Leapmotor la sua quota europea sale dal 15,9% al 16,8%. È un modo di partecipare al volume nuovo senza doverlo costruire da zero: il marchio lo porta il partner, la rete e il controllo della distribuzione restano in casa.

Per un concessionario queste righe non sono statistica. Un gruppo che rappresenta Fiat e Skoda ha vissuto un 2026 diverso da uno che rappresenta Hyundai e Dacia, nello stesso mercato e magari nella stessa provincia.

Il mercato di un gruppo di concessionarie è il suo portafoglio di mandati

Il piano di un gruppo di concessionarie parte di solito dal mercato: il totale nazionale o europeo, una previsione di crescita, una quota da tenere. Quest'anno quel metodo sbaglia per costruzione, e in due direzioni. A un gruppo con soli mandati storici attribuisce una crescita del 5% che i suoi marchi non hanno avuto. A un gruppo che ha preso per tempo un mandato cinese toglie proprio la parte di valore che conta di più.

Chi compra o finanzia un gruppo dovrebbe fare il conto al contrario: marchio per marchio, con il peso che ciascuno ha nel fatturato, e con una domanda precisa su ognuno. Questo marchio cresce per ragioni che dureranno, oppure per un prezzo d'ingresso e un listino nuovo che fra due anni saranno di tutti? È lo stesso motivo per cui le concessionarie italiane si stanno concentrando: il valore di una rete si sposta con i mandati che contiene, e si sposta più in fretta di quanto un bilancio annuale riesca a mostrare.

Dal lato di chi vende, la conseguenza è speculare. Un gruppo con mandati che quest'anno hanno perso volume non vale meno per sempre, ma chi lo compra userà il 2026 come base. Chi pensa di vendere nei prossimi due anni deve sapere chi compra oggi un'azienda dell'auto e con quale conto, prima che quel conto lo faccia qualcun altro.

Il volume di oggi è l'officina di domani

C'è un secondo effetto, meno visibile e più lento. Le 271.041 auto cinesi in più di quest'anno entrano in un parco circolante che la rete di assistenza europea conosce poco. Fra tre anni chiederanno tagliandi, ricambi, carrozzeria e diagnosi, e quella è la parte del mandato che paga i costi fissi di una sede.

Per chi ha già un mandato cinese, o sta decidendo se prenderlo, la domanda utile non è più se quei marchi venderanno. Lo stanno facendo. È chi sarà pronto quando arriva il secondo acquisto, quello che non si decide in showroom ma in officina.

Per chi legge dall'Italia

L'Italia cresce più della media europea, 1.128.768 immatricolazioni e più 8,5%, ma cresce in un modo suo. Le ibride sono il 49% del mercato, contro il 47,2% della Spagna, il 44,3% della Francia e il 28,6% della Germania. Le elettriche a batteria sono l'8,1%, contro il 26,2% della Germania e il 29,9% della Francia. Le plug-in crescono del 77,6%, e con il 9,4% del mercato ormai pesano più delle elettriche pure.

In tutta l'Unione, benzina e diesel insieme hanno perso 499.161 immatricolazioni e sono scesi dal 37,5% al 29% del mercato. In Italia la strada fuori dal motore termico passa quasi tutta per l'ibrido, e questo cambia quali marchi e quali mandati ne beneficiano rispetto a un mercato come quello tedesco. I dati ACEA per paese non sono divisi per marchio: chi deve decidere su un mandato italiano quel conto lo deve rifare sui dati nazionali, marchio per marchio.

Cosa farne di questo numero

Se tenete un mandato, chiedete al costruttore la sua traiettoria in Italia e in Europa, non quella del mercato. Se state per comprare o finanziare un gruppo, rifate il mercato partendo dai mandati che contiene. Se state per venderlo, fatelo voi prima che lo faccia il compratore. Sono tre versioni di una domanda sola, che si può anche commissionare da sé, senza un'operazione dietro.

Il 5,3% è un numero vero. È solo il numero di qualcun altro.

Fonte: ACEA, immatricolazioni di auto nuove, gennaio-agosto 2026, comunicato del 24 settembre 2026. Dati provvisori, soggetti a revisione. Unione europea salvo dove indicato. Le quote dei gruppi cinesi e le percentuali sulla crescita sono calcoli nostri sulle cifre ACEA.

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