Una settimana dopo il salto: quando la Tesla Roadster arriverà davvero su strada
La presentazione ha detto cosa fa la Roadster. La settimana dopo ha detto quando arriva: contratto, regolatori, ingegneri e conti. In Europa non c'è data.
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Quando la Roadster arriva su strada
La sera del 15 ottobre, nel sito di prova di SpaceX a McGregor, in Texas, la Tesla Roadster ha fatto quello per cui era stata costruita la serata: è salita su una rampa rovesciata, ha ruotato in aria, ha saltato cinque Tesla in fila con i propulsori ad azoto. Le schede tecniche, le tre versioni e le prenotazioni le avete lette tutte il giorno dopo.
Qui ci interessa la domanda che la serata non poteva sciogliere: quando la vedremo su strada? Per rispondere serviva aspettare. Nella settimana successiva hanno parlato il contratto, i regolatori americani, gli ingegneri di Tesla e i conti del trimestre, e ognuno ha spostato la risposta un po' più in là. Il risultato è questo: negli Stati Uniti forse nel 2028, se la data regge; in Europa non c'è una data, e la versione che salta potrebbe non arrivarci mai in forma omologata.
Il contratto: dalla consegna all'ordine
Il documento più istruttivo uscito dopo la presentazione è il contratto di prenotazione, letto riga per riga da The Auto Wire il 20 ottobre. Quello del 2017 diceva che la prenotazione assicurava la priorità approssimativa «per ricevere la consegna». Quello datato 15 ottobre 2026 dice la priorità approssimativa «per configurare e ordinare». Aggiunge che il prezzo è solo una stima, che l'auto è ancora in sviluppo e che Tesla non può garantire quando sarà consegnata, né se lo sarà. I depositi, 50.000 dollari per la Performance e 250.000 per la Thrust, non sono tenuti separati né in un conto vincolato.
Non è una clausola di stile. Nove anni fa Tesla vendeva un posto in coda per un'auto. Oggi vende un posto in coda per un ordine, e chi aveva prenotato nel 2017 una 2+2 a tre motori si ritrova davanti una due posti diversa, senza che Tesla abbia ancora detto come tratterà il suo deposito.
I regolatori: nessuno se ne occupa
Nei giorni successivi la stampa americana ha chiesto alle agenzie federali chi debba approvare un'auto che si stacca da terra. La FAA, l'autorità dell'aviazione, ha risposto che il veicolo non rientra nella sua definizione di aeromobile, quindi non deve certificarlo. Il dipartimento dei Trasporti ha risposto che la NHTSA, l'agenzia per la sicurezza stradale, «continuerà a monitorare la situazione».
Detto in chiaro: negli Stati Uniti nessuno approva un'auto prima che esca. Il costruttore certifica da sé di rispettare le norme federali, e l'agenzia interviene dopo, con indagini e richiami. Le norme non vietano i propulsori perché nessuno le ha scritte pensando a un'auto che ne monta. Sull'uso in strada decidono i codici dei singoli Stati. È per questo che negli Stati Uniti la Performance può arrivare in tempi da calendario industriale, e che Tesla stessa scrive sulla propria pagina che la Rocket non è approvata per l'uso su strada pubblica.
Gli ingegneri: quattro o cinque prototipi
Le interviste concesse da Lars Moravy, responsabile dell'ingegneria dei veicoli, e dal capo del design Franz von Holzhausen a Hagerty, Top Gear e MotorTrend sono la fonte più utile della settimana, perché dicono a che punto è il progetto.
Esistono quattro o cinque prototipi, e una serie più ampia è prevista per l'inizio del prossimo anno. La versione base, sotto la Performance, è ancora in sviluppo. Il serbatoio della Thrust contiene 200 litri di azoto a circa 10.000 psi, intorno ai 690 bar, e si ricarica in due-sei ore da una fonte esterna ad alta pressione: l'obiettivo è scendere sotto la mezz'ora. Anche i numeri si muovono: alla presentazione la velocità massima era «oltre 230 miglia orarie», gli ingegneri l'hanno indicata a Top Gear come 214 «per ora».
A quindici mesi dall'anno di produzione annunciato, un'auto con quattro o cinque esemplari, una versione d'ingresso da finire e un serbatoio che oggi si riempie con un impianto da officina è ancora un progetto, non un prodotto.
I conti: il Semi è il metro giusto
Il 21 ottobre Tesla ha presentato i conti del terzo trimestre. Della Roadster Elon Musk ha ricordato la dimostrazione, senza aggiungere un prezzo o una data. La notizia utile per il calendario della Roadster era un'altra: «abbiamo avviato la produzione del Tesla Semi nel terzo trimestre», nella nuova fabbrica di Reno.
Il Semi è stato presentato la stessa sera della prima Roadster, il 16 novembre 2017, con la produzione promessa per il 2019. È arrivato nel 2026. È il metro più onesto che abbiamo: dallo stesso palco, nella stessa sera, il prodotto che Tesla considerava più urgente ci ha messo quasi nove anni. La Roadster, promessa quella sera per il 2020, ha cambiato nel frattempo data di produzione almeno sette volte, e il 2028 è l'ottava. La Borsa l'ha capito in fretta: il titolo ha guadagnato il 5% prima dell'apertura del 16 ottobre e lo ha restituito nei giorni dopo, e gli analisti, da Dan Ives a JPMorgan, hanno scritto che la Roadster non sposterà né i volumi né i ricavi.
In Europa l'esame si fa prima
Tutto quello che si è saputo in questa settimana riguarda gli Stati Uniti. Sull'Europa Tesla non ha detto niente: nessuna configurazione europea, nessun prezzo in euro, nessun percorso di omologazione. Ed è qui che il calendario si allunga di più, perché in Europa il sistema è rovesciato: un'auto non si immatricola se un'autorità non ne ha approvato il tipo, regola per regola, prima della vendita. Per la Roadster tre regole sono scomode.
Lo sterzo. Volante a cloche e niente piantone meccanico: tutto passa da cavi e attuatori. La regola europea sullo sterzo, la UN R79, è nata per un piantone, e le modifiche per lo sterzo elettronico sono state discusse al gruppo di lavoro di Ginevra fra il 2024 e il 2026. È uno dei motivi per cui il Cybertruck non è mai stato venduto in Europa.
I pedoni. Le regole europee misurano cosa succede a un pedone urtato dal frontale, e dal luglio 2024 ogni auto nuova deve avere il pacchetto di sicurezza obbligatorio, dalla frenata automatica d'emergenza al registratore di eventi. La Roadster è un cuneo a spigoli vivi. Il Cybertruck è stato respinto in Germania per «notevoli dubbi sulla sicurezza passiva».
I serbatoi. 690 bar è la pressione dei serbatoi di idrogeno, per i quali l'Europa ha una regola dedicata (la UN R134). Per un serbatoio fatto per essere svuotato da un ugello mentre l'auto si muove non ne ha nessuna. Una via esiste: l'articolo 39 del regolamento europeo sull'omologazione consente di approvare una tecnologia che le regole non prevedono, se il costruttore dimostra una protezione almeno equivalente. Ma è una procedura d'eccezione, e non risulta che sia mai stata usata per un'auto che salta.
La strada più corta sono le piccole serie: fino a 1.500 auto l'anno per tipo con requisiti alleggeriti, 250 per le omologazioni nazionali. Per una sportiva da centinaia di migliaia di euro bastano. Ma serve comunque una versione europea, e non è stata annunciata.
Allora, quando?
Con quello che sappiamo oggi, e non la sera del 15, la nostra stima è questa.
- Stati Uniti, Performance: non prima del 2028. Con quattro o cinque prototipi a ottobre 2026 e il precedente del Semi, conviene aspettare la prima auto consegnata prima di contarci.
- Europa, Performance: non prima del 2029. Tesla porta di solito un modello in Europa dopo averlo avviato in America, e qui ci sono uno sterzo e un frontale da far passare.
- Europa, Thrust: forse mai con i propulsori attivi su strada. Più probabile una versione europea senza propulsori, o una Thrust venduta come auto da pista.
- Rocket: mai su strada, in nessun Paese. Lo scrive Tesla.
È la stessa distanza fra prototipo e listino che avevamo misurato al Salone di Parigi, solo più lunga. Là una sola auto di Stellantis aveva prezzo, data e fabbrica. Qui c'è la fabbrica, la data è un anno, il prezzo manca, e per l'Europa manca anche la domanda che i costruttori europei si fanno prima di accendere le luci: sotto quale regola la omologhiamo.
Cosa farne
Se vendete auto sportive o di lusso in Europa, la Roadster non è una concorrente dei prossimi tre anni. È una concorrente per l'attenzione, e la serata del 15 l'ha vinta. Le auto che vi tolgono clienti sono quelle che hanno già una scheda di omologazione.
Se lavorate per un fornitore, il punto interessante è la componentistica: serbatoi in fibra di carbonio ad alta pressione, sterzo senza piantone, ventole per la deportanza, aerodinamica attiva. Sono tecnologie che le regole europee stanno imparando a trattare, e chi le sa omologare avrà lavoro anche se la Roadster non arriverà mai.
Se state valutando un'operazione che dipende dal lancio di un prodotto, il contratto della Roadster è la lezione della settimana. La data annunciata sul palco era il 2028. Quella scritta nel contratto non c'è. Un piano si costruisce sulla seconda.
Fonti: The Auto Wire, 20 ottobre 2026, per il testo dei contratti di prenotazione del 2017 e del 2026; Fortune, 17 ottobre 2026, per le risposte della FAA e del dipartimento dei Trasporti, i depositi e la dichiarazione di Elon Musk sulla sicurezza; TeslaNorth, 16 ottobre 2026, sull'intervista di Lars Moravy a Hagerty (prototipi, versione base, serbatoi, ventole); Wikipedia, voce «Tesla Roadster (second generation)», e Motor1 sulle interviste a Top Gear (tempi di ricarica, velocità massima) e sulla cronologia delle date annunciate; Tesla, call sui risultati del terzo trimestre 2026, trascrizione pubblicata da The Motley Fool il 22 ottobre 2026; Invezz, 16 ottobre 2026, e Yahoo Finance sulla reazione del titolo e degli analisti; TechCrunch e Jalopnik, 15 ottobre 2026, per la presentazione; Torque News per l'avvertenza sull'uso stradale; Regolamento (UE) 2018/858, articolo 39 e allegato V; UNECE, documenti del gruppo GRVA sulla UN R79; Automotive News Europe e Notebookcheck sul Cybertruck in Europa. Le specifiche sono dichiarate da Tesla e non verificate in modo indipendente. Le date per l'Europa sono una nostra stima.
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